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ERICE

AVVOLTI DALLA
NATURA.

Un soggiorno ad Erice non è una vacanza come le altre

Un albergo non è soltanto un posto dove dormire. La Pineta Park Hotel è un ambiente creato per darvi la possibilità di vivere un’esperienza di soggiorno avvolti dalla natura e dalla storia. Perchè il nome di Erice si perde nei secoli e, da sempre, è meta di viaggiatori.


La montagna, che sovrasta la costa trapanese, intreccia da sempre il suo nome con la dea dell’amore e della bellezza. Diodoro Siculo scrisse che "Erice", figlio di Bute e di Afrodite stessa, aveva fondato la città ed eretto il tempio dedicato alla propria madre. Nel corso dei secoli, in questo antichissimo santuario, il culto della divinità femminile della fecondità assunse nomi diversi.


Prima vennero i fenici, che la chiamarono Astarte. Il nome fu adottato anche dagli Elimi, mentre fu cambiato in Tanit dai cartaginesi e in Afrodite dai pelasgi. L’arrivo dei romani portò all’ultima trasformazione: i nuovi padroni del mondo riedificarono il tempio dedicandolo a Venere.

Anche il potente impero non è riuscito a sottrarsi alla magia che coglie chi visita Erice, ed il rapporto con questo angolo di Sicilia divenne intenso. La statua della dea dal tempio fu portata a Roma nel 211 a.C. e nella capitale furono dedicati due templi a Venere Erycina, al Campidoglio e a Porta Collina.

L'importanza del culto romano di Venere Erycina è testimoniata dal ritrovamento di monete repubblicane datate 57 a.C. dove è raffigurato il tempio di Erice.

Meta ambita di
viaggiatori ed eroi

Erice, La Pineta Park Hotel

Virgilio, nell’Eneide, racconta come Enea, quando venne a mancare il vecchio padre Anchise, lo seppellì proprio sul monte Erice, dove si svolsero cerimonie grandiose in suo onore. Enea, anche lui figlio di Venere come il leggendario fondatore, eresse sul monte, per la divina madre, "una sede vicina alle stelle".

Sempre nell’Eneide si racconta di come Enea, dopo questa sosta ericina, riflettè a lungo se proseguire il suo viaggio o fermarsi in Sicilia. Il fascino di questa montagna aveva ammaliato anche l’epico eroe…

Grazie al porto sottostante ed alla sua posizione strategica facilmente difendibile, Erice continua a prosperare nei secoli fino al medioevo, diventando sempre di più il posto dove le classi abbienti preferivano soggiornare.

I motivi della scelta erano molti: i panorami mozzafiato offerti da questo pezzo di roccia incastonato nella terra di Sicilia e circondato dal mare Mediterraneo, la frescura del bosco che mitigava il cocente sole del sud, la cura nella costruzione del borgo che, dal medioevo ad oggi, il tempo ci ha lasciato pressoché intatto, permettendoci ancora oggi di vivere e sentire i secoli di storia e fascino che avvolgono questo luogo.

Dopo oltre due millenni, il fascino è rimasto intatto ed ammalia chiunque si avvicini ad Erice. Nel ‘900, poi, vive una nuova giovinezza, prima come meta di VIP, in particolare uomini e donne di cinema e di cultura, per poi affacciarsi alla platea internazionale grazie al Centro di Cultura Scientifica “Ettore Maiorana” che negli anni ‘80 si mise al centro del dibattito scientifico mondiale.

Erice

Ne sa qualcosa il palermitano Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, che ha ambientato ad Erice la sua opera seconda, “In Guerra per Amore” conquistando pubblico e critica anche, almeno un po’, per le splendide scenografie che offre questo angolo di Sicilia.

Ma Pif non è l’unico catturato dalla magia di questa montagna. E non stiamo parlando delle migliaia di turisti che ogni giorno scoprono le strade lastricate di pietra dell’antico borgo medievale o si addentrano tra le pietre ed il verde del bosco.

L’essenza del Fascino

Un marchio che del fascino e della bellezza ha fatto la sua mission aziendale, parliamo di Dolce&Gabbana, ha scelto proprio il borgo e le pendici di Erice per celebrare una delle sue essenze.

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